|
|
Cenni storici della pubblicità
Il termine "pubblicità" in lingua italiana deriva da "pubblico" ed assume quindi il semplice significato di "rendere noto" ciò che fino a quel momento non lo era.
Descrivere le origini della pubblicità fino alle moderne tecniche di persuasione sarebbe un compito che definire complicato è davvero troppo banale.
In questo sito (creato interamente da me, pur non essendo un tecnico del web), proverò di volta in volta a inserire piccole nozioni cercando di realizzare due cose:
1_farmi pubblicità
2_far nascere anche in voi la curiosità di un mondo che è sotto gli occhi di tutti, ma che è sotto il controllo esclusivo degli addetti ai lavori: I PUBBLICITARI.
La pubblicità -così come la intendiamo noi- nasce con al rivoluzione industriale, quando l'aumento della produzione, la varietà dei prodotti e la concorrenza fra imprenditori impongono una maggiore informazione degli acquirenti. I maggiori progressi sono stati compiuti negli Stati Uniti d'America, dove la prima forma pubblicitaria fu quella dell'invio di cataloghi, a opera dei produttori di sementi e di case editrici. A partire dal 1870 la pubblicità sui giornali ebbe come grandi utilizzatori le industrie farmaceutiche, che, realizzando enormi profitti, potevano reinvestirne notevoli quantità per pubblicizzare i propri ritrovati. In Italia affonda le proprie radici nei primi anni del secolo scorso. Negli anni '20, infatti, la moderna rèclame italiana subisce un forte impulso. Accanto allo sviluppo del "manifesto marchio" che incarnava l'essenza del prodotto fissandolo nell'immaginario collettivo, si afferma uno stile innovativo grazie al Futurismo che abbandona il retaggio ottocentesco "stile liberty e belle époque" fino ad allora dominante. ( si veda il manifesto futurista di Depero e Campari). Negli anni '20 e '30 la nostra pubblicità, influenzata anche dalle tecniche pubblicitarie d'oltreoceano, inizia a professionalizzarsi, scoprendo l'importanza della fidelizzazione del pubblico, della comunicazione integrata (pubblicità, gadget e packaging) e delle prime ricerche sui bisogni del consumatore. Sempre negli stessi anni, accanto al manifesto ed ai giornali, la pubblicità ricorre ai nuovi mezzi di comunicazione di massa che si stanno affermando: il cinema e la radio. All'interno dei periodici cinematografici come la "Cinema Rivista" del 1922 compaiono infatti le prime pubblicità in forma di slogan nelle parti alte e basse dei fotogrammi. Successivamente con le invenzioni del sonoro tra il 1928 e il 1930 e del colore nella seconda metà degli anni '30 si sperimentano i primi short pubblicitari. Nella radio la concessionaria Sipra (1926) inserisce la pubblicità tra i programmi radiofonici come strumento di finanziamento accanto al canone. La pubblicità radiofonica, inizialmente a carattere locale e di stile scarno, si evolve negli anni '30 grazie all'uso della musica e crea le prime forme di sponsorizzazione di programmi (La Perugina con " I Quattro Moschettieri" nel 1934). Questo nuovo dinamismo pubblicitario deve però fare i conti con il contesto politico dell'epoca, il Ventennio Fascista in cui la pubblicità, in nome della politica autarchica del Regime, chiude i contatti internazionali ed assume prevalentemente la forma della propaganda. Negli anni '30 e '40 e fino alla Seconda Guerra Mondiale la propaganda attraverso i giornali, i manifesti, la radio e l'Istituto Luce sostiene le campagne del Fascismo, mentre la pubblicità commerciale costringe le aziende ad adottare uno stile esclusivamente italiano di ossequio al Regime ed ai prodotti nazionali. Nel dopoguerra la pubblicità si libera dalla sovrapposizione con la propaganda tornando a rappresentare il mondo dei consumi; nonostante la drammatica situazione legata alla Ricostruzione i nuovi prodotti italiani di massa come la Moka Express e la Vespa, veicolati dalla pubblicità, varcano i confini nazionali . E'ormai finito l'isolamento internazionale della pubblicità italiana. Il modello culturale hollywoodiano influenza la réclame che, recuperando la stagnazione degli anni precedenti, inizia a prestare attenzione al mercato adottando tecniche di marketing in una logica aziendale. Contemporaneamente il sistema artigianale delle piccole imprese italiane continua a mantenere la propria specificità creativa gettando le basi del futuro Made in Italy. Pioniere della pubblicità di quel periodo è l'agenzia torinese di Armando Testa che riesce a coniugare le tecniche di marketing con la specificità del prodotto artistico italiano.
|